Nelle opere di Ermenegilda Ferrante, pare di avvertire una singolare inventiva specie nella figura, trasfigurata in pennellate lunghe e audaci che danno forma, tra intensi bagliori di luce a colori implodenti.

In queste figure si avverte una certa irrequietezza, o forse sarebbe meglio dire un disagio, quasi che l’artista volesse dare spazio a tutte quelle frustrazioni che l’uomo contemporaneo è spesso sottoposto.

Questa impressione trova conferma nei variegati assemblaggi che si scoprono scorrendo la sua quadreria; in particolare, assumono un chiaro significato simbolico i sacchi che vengono applicati in alcune che tanto richiamano alla mente le intense ricerche espressive e plastiche di Alberto Burri, ma che al contrario del grande maestro, non sembra voler lambire l’informale. Segno evidente di quella intensa ricognizione introspettiva che caratterizza il “fare “ artistico di Ermenegilda Ferrante.

Simone Fappanni