Il drammatico accento sospensivo dell’evocazione di torbide affondate su talami disfatti come sul precipizio di pesanti utopie accentua il pathos di corpi ieratici, disvelati nella fragrante soavità di  aristocratiche nudità levigate, fra la scorza grumosa di floridi seni sabbiati e la livida estenuazione macilenta di stenue posture verghiane, tra lo squillante impatto cromatico che esalta l’imponenza di asciutti grafismi monumentali e la serenante distensione campestre di amene divagazioni lussureggianti di cespi rigogliosi e di fronde fiorite.

Maria Claudia Simotti