Secondo una logica perfettamente coerente alla situazione in cui sono immerse, le figure femminili di Ermenegilda Ferrante sospese in una dimensione d’altri tempi, obbediscono ad una regia dove convergono psicologicamente comportamenti e vitalità, frustrazioni e turbamenti. Soggetti vitali e autentici, svincolati dalle forme d’uso a rievocare un incontro un’emozione, a dimostrare l’estrosa sensibilità della pittrice.  Di  colei che soprattutto possiede la capacità di puntualizzare sotto inusuali angoli prospettici, la tensione espressiva.

Così le partiture cromatiche di aspra e tagliente robustezza sostenute e filtrate da sabbia, garza, argilla espansa, gesso di Bologna, cera si espandono in nuovi spazi appena trattenuti dai legamenti nervosi e dinamici delle figure femminili.

Determinante è il flusso pragmatico della massa cromatica consona ai richiami dei sensi.

Colori sensibili, ritmati e ribelli ma non disarmonici disposti a definire l’atmosfera del dipinto, mutevoli secondo lo stato d’animo dell’artista. E’ dunque  Ermenegilda Ferrante impegnata entro un cerchio magico di suggestioni; perché tuffandosi nel turbinoso mare delle idee riesce a suscitare vari sentimenti di partecipazione e comunicazione proprio in un momento di grande confusone artistica ed umana.

Ermenegilda Ferrante ci appare allora come uno spirito dall’acutezza sottilmente filosofica, soprattutto per questioni di gusto e di scelta, una pittrice alla ricerca di sensazioni sempre nuove, preparata ad affermare la propria natura contro le manipolazioni interessate dei moderni linguaggi artistici.

Antonio Orbeti