Nelle materializzazioni di Ermenegilda Ferrante l’universo figurativo trova una dimensione sospesa, senza tempo, in cui le frustrazioni, le paure, gli smarrimenti vengono snaturati e trasposti nell’atto compositivo così com’è ravvisabile nell’asprezza del suo stile spigoloso, robusto, forte ampiamente materico, in cui la componente espressiva è portata ad estreme conseguenze.

I tratti dei suoi soggetti vengono marcati con decisione al limite della pastosità materica informale, ma rievocano una componente emozionale, nervosa, condensata di anatomie astratte metafisiche pronte a dar vita a nuovi linguaggi espressivi.

Andrea Domenco Taricco